JACK


Jack con in bocca
il mio cuore,
nei giochi d'acqua di tutt'altre estati
te ne andrai
per i campi d'agosto
nell'assoluto
nero di un giorno
in cui volentieri
anch'io
morirei.
L'arcobaleno ti salverà.
Sarà ponte al mio fiume,
via
alle tue zampe stanche.
E memoria d'eterno.
Ma tu
avrai in bocca il mio cuore.
Intanto lugete
o Veneres Cupidinesque.

              Anna R.G. Rivelli


"SE CI SONO DUE ALBERI"... a Milano



Il 20 Luglio scorso a Milano,  presso l’Associazione Art Marginem, si è tenuta la presentazione dell’ultimo romanzo di Anna R. G. Rivelli, dal titolo “Se ci sono due alberi”, Eretica Edizioni.  La storia narrata, che si sviluppa nell’arco di soli tre giorni e in un unico asfittico luogo, ha come protagonista Lu, una giovane ragazza senza memoria che con il suo modo di intendere la vita finisce per imporre una seria riflessione sull’esistenza a tutti coloro che vengono in contatto con lei, fino a diventare inconsapevolmente una vera guida spirituale per il giovane medico che l’ha in cura, il quale riuscirà alla fine a percepire, desiderare e condividere quelli che inizialmente gli erano apparsi una visione sbagliata della vita e un atteggiamento malato nei confronti di essa.  Per questo il libro offre al lettore numerosi spunti di riflessione e altrettante tracce per una comprensione più piena ed empatica di diverse questioni attinenti alla nostra società attuale, a partire dallo smarrimento dell’io, che affligge per svariate motivazioni i giovani in particolare, fino ad arrivare alla necessità di riappropriarsi di una vera libertà, contro tutte le ipocrisie e gli stereotipi che vengono spesso proposti come “canoni” per sopravvivere. Questi ed altri temi sono stati sottolineati dai relatori. Adriano Pompa, Presidente di Art Marginem, associazione che – come si legge nel sito web- è  “un luogo dove si impara , si insegna, si espone, un club di arte dove ridare vitalità all'istinto del disegno, alla creazione”, nell’introdurre la serata ha sottolineato il filo invisibile e tenace che lo lega alla Basilicata e all’autrice stessa. Egli, infatti, artista di grande qualità ed inventiva, è figlio di Gaetano Pompa, pittore originario di Forenza notissimo a livello internazionale, che recentemente la Rivelli ha inteso far recensire sulla rivista Sineresi da lei stessa diretta. La lettura critica del romanzo è stata fatta da Sara Valmaggi, Vicepresidente del Consiglio della Regione Lombardia, e Vito Santarsiero, Presidente della Commissione Affari Costituzionali della Regione Basilicata, entrambi presenti in una doppia veste, quella istituzionale , a celebrazione di quel legame tra le due regioni sottolineato da Pompa,  e quella personale. La Valmaggi, che già con il precedente romanzo si era dimostrata a Sesto splendida ospite dell’autrice  e attenta lettrice della sua opera, ha sottolineato come il romanzo sia capace di porre in campo temi numerosi e profondi, soffermandosi in particolare sulle questioni che attengono alla condizione femminile, alle discriminazioni ancora evidenti nella società ed alla necessità di un’educazione che insegni l’accettazione delle diversità e la comprensione dell’altro. Vito Santarsiero, intervenuto anche come collaboratore della rivista Sineresi, tra gli altri temi si è soffermato in particolare sul valore della libertà, che è sicuramente la struttura portante del romanzo, ed ha evidenziato il legame esistente tra l’agire di Lu, la protagonista, e l’obsistenza, tema individuato dalla Rivelli come ispiratore dell’ultimo numero della rivista.

La serata, nella bellissima e informale location – una vecchia fabbrica di cornici trasformata in laboratorio di artisti e pullulante di opere straordinarie - si è conclusa con l’intervento dell’autrice che ha dialogato con un pubblico particolarmente attento e loquace, il quale ha interagito attivamente offrendo altri spunti ed altre riflessioni e mostrando particolare entusiasmo proprio per il concetto di obsistenza e per il vocabolo stesso, prontamente recepito, condiviso e segnalato ancora all’Accademia della Crusca perché possa presto rientrare tra i neologismi della nostra lingua.

L'OBSISTENZA DELL'ESSERE NEL TEMPO DELL'APPARIRE




Bernardo Panella (Viggiano 1934- Potenza 2017), lucano di nascita e di ispirazione, è stato poeta raffinato e colto, ma schivo e per scelta ostinatamente lontano da ogni ribalta. Già nel 1964 fu premiato da Leonardo Sinisgalli che lo riconobbe degno di figurare tra i poeti italiani del dopoguerra.


OBSISTENZA





Il tema del n.4 della rivista Sineresi è l'obsistenza. La parola, ma soprattutto il significato per cui è stata coniata (modellandola sul verbo latino obsistere e contrapponendola al tanto abusato concetto di resilienza), ha suscitato grande interesse e condivisione, cosicché oltre ad essere stata utilizzata in tutti gli articoli del citato numero di Sineresi, sta diventando di uso comune tra quanti hanno avuto modo di conoscerla. Il suggerimento, provenuto da più parti,  di proporla all'Accademia della Crusca come nuova parola della lingua italiana è stato perciò accolto e sembra che le segnalazioni siano state numerose, visto che OBSISTENZA compare sul sito dell'Accademia tra le parole più segnalate.
Mi sembra giusto, pertanto, chiarirne il significato cosicché possa essere utilizzata consapevolmente da chi ne fosse affascinato e, eventualmente, volesse contribuire a farla crescere segnalandola a sua volta all'Accademia della Crusca ( ecco il link utile per farlo http://www.accademiadellacrusca.it/it/lingua-italiana/parole-nuove/segnala-nuove-parole?parola=obsistenza ). 

Qui di seguito, a scopo esplicativo, la trascrizione dell'Editoriale del n. 4 della rivista "SINERESI -il diritto di essere eretici"



L'OBSISTENZA

L’abbiamo chiamata obsistenza, perché obsistere è più che resistere, più che essere  resilienti. L’abbiamo chiamata obsistenza   perché obsistere è contrapporsi, opporsi, impedire.  Ci interessa dell’Uomo lo slancio titanico talvolta dolente e persino rassegnato, talvolta eroico e pieno di aspettative. Ci interessa il sogno di chi crede di poter cambiare il mondo e la rabbia di chi non ci crede, ma non smette di lottare perché non smette di essere uomo. Ci interessa tutto ciò che è inequivocabilmente ed inesorabilmente contrario alla passiva accettazione di uno status quo, tutto ciò che si erge contro la deformazione personale/sociale nell’ottica dell’adattamento finalizzato alla propria mera sopravvivenza; ci interessa ciò che cambia il male e non ciò che cambia in male per poter restare. Per questo noi tutti parliamo di obsistenza e parliamo di poesia, di musica, di politica e narrativa, di arte… parliamo di cultura perché la cultura è per sua natura obsistente, perché la cultura è pensiero, è riflessione, è movimento e bellezza. La cultura è ciò che cambia lo sguardo per poter cambiare il paesaggio, è il mutamento del cielo che crea le stagioni; la cultura è scomoda, profetica, scandalosa, spesso arrabbiata; la cultura che ha bisogno di obsistere sperimenta l’angoscia, l’emarginazione, lo smarrimento, l’umiliazione, ma resta viva, viva e oppositiva e propositiva e salda nella sua lotta troppe volte denigrata e incompresa, mai suddita, mai sconfitta davvero.
L’abbiamo chiamata obsistenza perché è obsistere che si deve.

                                                                                                          Anna R.G. Rivelli

SINERESI: DOPPIO APPUNTAMENTO


Doppio appuntamento per Sineresi e per il tema del nuovo numero: l'obsistenza

Sabato 13 maggio a Melfi 
Domenica 14 maggio a Genzano





Beppe Salvia a Potenza



Giornata di studi dedicata al poeta lucano Beppe Salvia
Museo Provinciale, Potenza, 7 aprile 2017

Organizzato da
Movimento Culturale Spiragli
con il patrocinio della Regione Basilicata
Relatori:
Claudio Damiani
Andrea Di Consoli
Anna R. G. Rivelli
Mimmo Sammartino
Gabriella Sica
Moderatore
Bartolomeo Smaldone
Saluto
Vito Santarsiero
 Letture
Isabella Urbano

ERCOLE PIGNATELLI (o di una bugonia)


Non appena ho iniziato ad interessarmi di Ercole Pignatelli ho preso a cercare immagini delle  sue opere nel web e a sfogliare alcuni suoi cataloghi. Generalmente, infatti, mi avvicino agli artisti partendo dalle opere e non dalle biografie o dagli interventi critici che li riguardano; questo perché sono profondamente convinta del fatto che l’arte è una creatura viva e come tale non può essere come primo passo indagata senza in qualche modo offenderla e determinare alla fine una barriera tra noi e la sua voce. In quanto creatura viva, invece, essa va ascoltata, conosciuta empaticamente, cosicché possa scoccare quella sorta di scintilla d’amore che ce la farà conoscere profondamente senza sentire il bisogno di dover di necessità ancorare questa nostra conoscenza ad una minuziosa razionalità, senza dover cercare il messaggio più o meno astruso in una cosa, l’arte appunto, che il messaggio ce lo ha connaturato nel suo essere in quanto comunicazione e bellezza.
Non appena ho iniziato ad interessarmi di Ercole Pignatelli, dicevo, e a guardare le sue opere, mi sono venuti in mente dei versi del poeta che più amo.
“Tutto è evidenza e quiete, e si vedrebbe/anche un pensiero…”
e ancora
“e l’azzurro che nasce, a corolle, negli anditi”
 “Vorrei essere fieno sul finire del giorno/ portato alla deriva/ fra campi di tabacco e ulivi…”
Versi di Vittorio Bodini, straordinario poeta contemporaneo (1914-1970), che con il nostro Artista condivide la città natia: Lecce. Io però non lo sapevo. L’ho scoperto solo dopo, quando finalmente mi sono accinta a leggere le note biografiche di Ercole Pignatelli. La cosa mi ha colpito molto, perché mi è apparso evidente che nelle sue opere, pur così europee, così internazionali,  palpita un indomito cuore del Sud che del suo essere ha saputo fare una cifra e non un discorso.
Sono dunque partita da qui, da questa suggestione, per innamorarmi di questo “ragazzo col diavolo in corpo” – come è stato definito da Alessandro Riva- che veleggia col suo intatto bagaglio di infanzia verso porti che non vuol trovare, mozzo per gioco, capitano per destino. E mi sono chiesta cos’è che mi ha riportato a Bodini, anche lui innamorato del suo Salento, anche lui lontano e vicino ad un tempo. Mi sono risposta. Nelle opere di Pignatelli si percepisce un medesimo panismo, un immedesimarsi in un paesaggio talmente interiorizzato che appare dalla sua stessa sparizione, un paesaggio che più si fa vaghezza, sogno, miraggio, più è capace di trasferire suoni, profumi, emozioni.  Se cerchiamo un tratto, infatti, uno solo che sia didascalico di un territorio, che ce lo marchi a fuoco in tutta la sua evidenza,  non lo troveremo mai; troviamo però allusioni simboliche, eco indistinte, memorie svagate che sono tanto più incisive in quanto non ci consentono di “leggere” ma ci costringono a “sentire”. Così, al di là del forte legame con Picasso (legame evidente dagli omaggi riservatigli nonché dichiarato dalla voce stessa di Pignatelli), al di là di una suggestione che resta suggestione mediterranea oltre che fatale incontro di spiriti, mito e fede di questo nostro straordinario artista è la vita. Una vita che è prima di tutto libertà, appartenenza a se stesso, cammino mai vincolato a schemi o a mode o a “maniere”, col gusto di soffermarsi ora, di accelerare il passo poi; vita che è un continuum, un fluire privo di contraddizioni tra spiritualità sfrontata e sacro materialismo.
Giovane, sempre giovane, ventenne ottuagenario, ha mantenuto lo sguardo dei suoi ritratti degli anni ’60 ; ed è quello lo sguardo con cui interroga e racconta l’esistenza, sia quando riscrive in una sorta di sua personale bugonia la vita che rinasce dalle rovine e dalla marcescenza (pensiamo ai “basamenti”, tronchi di colonne da cui sbucano fiori e frutti come capitelli, o ai teschi di animali che si riempiono di miraggi), sia quando il colore sboccia da una figura più inquietante che leggiadra, più allusione che figura ( come in “Vitalità”, opera del 1959, premiata e tanto discussa per essere sostanzialmente figura altra da se stessa).
E questo è sicuramente un altro tratto distintivo di Pignatelli; la sua è una pittura figurativa certo, ma tutt’altro che realista. La figura che si impone sulle sue tele, infatti, sia essa un corpo di donna, una struttura architettonica o una coppa traboccante di frutti, non comunica mai davvero se stessa, non descrive ma evoca. Accade così con le acrobate che, in un assioma di straripante rotondità, si offrono in torsioni innaturali che paradossalmente le naturalizzano, assimilandole ai lussureggianti elementi vegetali che le accompagnano; accade così con le rabdomanti che sembrano germinare da tralci turgidi, nascoste ed esposte coi loro rossi succosi come bacche mature, come appetibili coccole, insidie di un bosco incantato. Mai insomma la figura racconta, nemmeno con le geometrie ora arabeggianti ora metafisiche delle masserie che infrangono lo spazio-tempo e sono luoghi dell’immanenza e della trascendenza, terra e miraggio, paesaggi biblici sospesi eppure immagini della memoria dove l’acqua, a fiotti dai rubinetti o in rissa nel mare, è voce che spezza incantesimi e silenzi; le masserie, ove il bianco della calce salentina ( “…e tornerà/ il bianco per un attimo a brillare/ della calce, regina arsa e concreta/ di questi umili luoghi…” scriveva Bodini)  lascia posto a colori sognanti, vibranti di ombre di lune, sovrastati dalla sproporzione di alberi e frutti, uniformati dalla controra o dai notturni, sono luoghi dell’anima, sono favola bella contemplata a tratti, a tratti allontanata e minacciata da presenze ambigue, come i serpenti che non sai se hanno voglia di aggiungere o di togliere vita.
E poi c’è il colore, il colore che è protagonista assoluto, l’uno plurale che domina ovunque in ogni sfumatura e mai sfumato, mai incerto. Il colore è figura più della figura stessa, è proiezione del verbo. Tenue, lussurioso, incandescente, sia quando si offre uniforme in un piano, sia quando si strugge nell’ardimento di una marina o nella seduzione di arabeschi o viluppi vegetali, il colore è il battito che echeggia la vita; e il silenzio lo amplifica e laddove i grandi uccelli, sui grandi alberi dai grandi frutti occuperebbero volentieri la scena è il ritmo cromatico che ci emoziona e ci rimbomba un mondo che non è quello che vediamo; così nelle fruttiere stracolme di ogni blu, dove è solo la luce a denunciare il mistero irrisolto, o nel sensuale aprirsi carminio di melagrane su un tralcio è sempre il colore che dice “io sono” come in un credo antico. Un colore turgido, sensuale, rotondo; un colore martoriato, graffiato, frugato. Comunque esso sia, ha un effetto sinestetico: lo senti, lo tocchi, lo assapori.
Ed è questo il motivo per cui alla fine non vedi più Picasso, né il Salento, né l’infanzia impacchettata come le tele che un giovanissimo Pignatelli portava in giro da mostrare a galleristi e critici; non vedi più nulla perché tutto coesiste e si risolve nell’unica figura realistica presente: quella dell’Artista stesso. Qui però qualche dubbio ci sta. Che sia realistica intendo. A ben guardarlo, infatti, mentre da un ritratto ti fissa da dietro gli occhialini tondi nei panni di Toulouse Lautrec, il dubbio ti viene che sia un satiro dispettoso anche lui, o un Peter Pan irriverente che mentre tu ti affannai a cercargli un senso ti ha già trasportato nella sua isola che non c’è.

                                                         
                      Anna R.G. Rivelli

ANCHE IO "LOTTO MARZO"


"...è allora che sei al bivio e devi scegliere se vivere nel quadro o oltrepassare la cornice, se ti accontenti di restare pastorello in un presepio immobile o ti riappropri di un’energia che non ha nome e scorre, annullando confini e convenzioni, le moralissime idee perverse incasellate dentro un cruciverba di soluzioni sterili e stantie, contate come lettere di un alfabeto chiaro e limitato. Se resti dentro il quadro vivi; se esci sei vivo "
                                     (da "Se ci sono due alberi" di Anna R.G. Rivelli)

SPECIALE SINERESI. GLI EX VOTO DI TOLVE




Presentazione della rivista di arte e cultura
 Sineresi -il diritto di essere eretici-
(tema del numero: Le infinite declinazioni di Dio)
con lo speciale allegato dedicato agli ex voto di San Rocco a Tolve

lunedì 8 agosto 2016 ore 21:00
Chiostro del Convento
Tolve (Potenza)


http://www.sineresiildirittodiessereeretici.it/